26/02/12

Come quando fuori piove

Come quando fuori piove.
Con questa piccola frase afferente al gioco del poker riesco a includere tutto il mio essere.
La pioggia stimola sempre i sentimenti più reconditi in ognuno di noi.
C'è chi se ne vuole allontanare perché è troppo fastidioso pensare a quell'uggiolina che ti assale sentendone il picchiettio sul tetto, c'è chi invece ne coglie la struggente malinconia, chi invece l'immancabile tristezza.
Ma la pioggia incarna tutto ciò, la solleva sulle nuvole e la scarica addosso sotto forma di acqua, alcune volte insistentemente altre volte con pazienza, con pervicacia in altre infine con delicatezza, senza quasi voler affrangere, ma comunque presente.
Come quando fuori piove così mi sento oggi e ormai da molto tempo.
Nell'incompiutezza di non riuscire a vedere qualche schiarita in cielo, con gli occhi pieni di gocce di pioggia.
Eppure sentendosi per un momento scevri da qualsiasi forma di compassione, comprensione o benevolenza, allora quel raschiante grattare il fondo della propria coscienza mi potrebbe permettere di bucare la parete di ingiusta omertà nei miei confronti con la quale mi sto ricoprendo.
E solo allora potrei agire d'un tratto spinto dal cieco spirito di sopravvivenza.

14/02/12

Il bicchiere mezzo vuoto

Non per parlare della definizione di bicchiere mezzo vuoto, no, solo per viverlo insieme per un frangente, per un infinitesimale tratto di vita passato insieme a rammentarlo.
Il bicchiere è mezzo vuoto quando ti soffermi a guardare il nulla, fissando l'intonaco sul muro davanti a te.
Il bicchiere è mezzo vuoto quando prima di assopirti l'ansia ti pervade.
E' mezzo vuoto quando guardi il sole e pensi che tramonterà presto,
è mezzo vuoto quando ricevi un abbraccio e percepisci distintamente l'attimo in cui i due corpi si separano, il freddo, il disperdersi del fremito.
Sono tante le vie per arrivare a percepirlo, il vuoto, quel mezzo vuoto che si trasforma interamente nel tuo vuoto: quell'involucro di plastica trasparente che ti avvolge il cuore, la bocca, gli occhi.
Quel mutismo emozionale che si lascia andare a fin troppo generosi cali di energia, che lascia posto all'intorpidimento dapprima solo fisico e poi anche mentale, appiattendoti al ruolo di cuscino sul divano di casa tua.
E sentire i tuoi soloni (ognuno incrocia i suoi nella propria vita) dei quali anche tu ne eri parte, dirti che cambierà. Che non sarà per sempre. Che ti devi tirare su, perché il bicchiere è mezzo pieno e dipende solo da che parte lo guardi.
Ma tu come glielo spieghi a quel solone che il problema non è se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, ma che non ci sarà nessuna brocca che provvederà a riempirlo e che quel mezzo pieno di cui si riempie la bocca ti dovrà bastare per tutta la vita?