26/01/12

...e io

Io non sono un salvatore. Non sono serio, razionale, puntiglioso. Non sono paternale, non sono vecchio.
Non sono preciso.
Io non sono ordinato, non sono puntuale, io non sono etico, non sono altruista, io non sono comprensivo, non sono riflessivo, non sono filosofico.
Io non sono giusto, non sono buono.
Non sono affettuoso, non sono generoso.
Io non sono rancoroso, non sono sano, non sono brillante, intelligente, gioviale.
Non sono festoso, né spumeggiante, non sono piatto, non sono tetro.

Non sono bislacco, non sono noioso,
non sono esuberante, non sono esibizionista,
non sono chiuso, non sono brioso,
non sono arrembante, non sono vittimista.
Non sono arrogante, non sono mansueto,
non sono petulante, non son faceto.
Non sono prevedibile, né previdente,
non sono io, non sono niente.

17/01/12

Who am I?

Scrivere, solo per il gusto di farlo, per il bisogno di sentirsi espresso, soprattutto di notte, il covo delle riflessioni forbite, dei pensieri profondi.
L'attimo in cui ho raccolto i pensieri, quell'attimo esatto, mi ha trasmesso quiete, come un uomo in attesa di starnutire, alla fine dell'"heeeeeeeee...." e prima del "tciùùùùùùùùù".
Molto prosaico come esempio, ma, ritengo, molto efficace.
Alla fine di una giornata carica d'ansia per le cose che pensavo avessi da affrontare e alla fine non ho potuto, non per volontà mia, ora mi ritrovo sereno, momentaneamente e altrettano momentaneamente serafico nel pensare il mio futuro come un susseguirsi di innumerevoli presenti, di innumerevoli giorni-come-oggi, fatti da lavoro, allenamenti, viaggi in treno, letture.
A volte, non spesso, mi ritrovo a riflettere su quanto sia breve la vita di un uomo rispetto allo sbattimento che ci sta dietro per renderla migliore (poi di cosa? bah...).
E non posso non pensare al motto scozzese: "Goditi la vita, perché poi sarai morto per un bel pezzo.".
Ebbene sì, godersela, ma come?
Potrei abbandonare il lavoro e vivere alla venutra, che tanto una ciotola di riso la si rimedia da tante parti. Abbandonare l'Italia, altro leit-motiv trito e ritrito, ma sempre attuale, e andare in un paese tutta natura, in uno di quei paesi che ci si immagina poverissimi, ricoperti di palme da cocco e di banani, in cui i bambini (ovviamente neri) corrono per strada vestiti di stracci o nudi, rincorrendosi tra loro e ridendo coi loro denti bianchissimi.
Chissà perché si pensa sempre che la vita lì sia sempre più felice che di quella che si vive.
Che poi sarebbe da capire perché un abitante di un paese di palme da cocco si debba ammazzare per raggiungere l'Italia per vivere una condizione peggiore della nostra. Forse pensiamo che siano tutti masochisti o dei "buoni selvaggi" che non conoscono come va la vita.
O forse siamo solo noi degli illusi che da bravi medio-borghesi ci siamo appropriati di quelle immagini, palme, bambini e banani come esempio di ciò che è felice, naturale, diverso e quindi per forza migliore di ciò che abbiamo.
Ma a parte lo straparlare tipico della mia età e del mio genere, la domanda è e resta soltanto una: "Who am I?".
Mai visto gli Animatrix, uno spin-off in versione manga del film?
Morale della favola, a volte mi sento come il ragazzo di "A boy story".
Non mi entusiasmo più di tanto nel mio vivere quotidiano, ciò che mi circonda non mi stimola più come prima. So che alcuni di voi potrebbero pensare che o mi drogo o avrei bisogno che lo facessi, di drogarmi intendo e probabilmente non ne avreste tutti i torti.
Ma quando rifletti, ti guardi intorno e non ti ritrovi in ciò che ti circonda, non ti riconosci e non ti senti propriamente a tuo agio.
Bè, quel tuo sentirti qui e contemporaneamente altrove, ti fa chiedere sempre "Who am I?", chi sono? e cosa sarò?
Da cui poi consegue la seconda domanda "Where do I begin?" non per essere mongrafici ovviamente, ma inevitabilmente un richiamo evidente ciò.
E allora mentre il ragazzo di "A boy story" scopre che la realtà che non lo aveva mai accolto del tutto e che lui non aveva mai fatto sua in realtà era Matrix, io allo stesso modo mi chiedo se quello che mi circonda sia davvero la mia realtà o sia un artefatto nel quale non mi riconosco e dal quale un giorno mi sveglierò sabttendo le palpebre e chiedendomi quale sogno avessi fatto fino a qualche istante prima.

06/01/12

Berlin Calling

Perché non torniamo così si intitola questo post che ho appena finito di leggere.
Perché non tornano in Italia coloro che sono emigrati all'estero, non solo per lavorare, ma per vivere?
Sto capendo da un po' di mesi a questa parte cosa significa volersene andare.
Con la mia ragazza che da anni insiste periodicamente a fasi alterne a trovare uno sfogo di vita e di pensiero, là dove solo ha paventato un'ipotesi migliore per lei e per me.
E solo di recente mi affaccio a questa grande, terribile idea: partire.
Mille sarebbero i motivi per partire, ma quello che più mi spinge è l'insofferenza nei confronti della nostra classe politica. Ho sopportato per quindici anni Berlusconi, ho visto l'Italia accortocciarsi su sé stessa anno dopo anno, manovra dopo manovra.
Ho dovuto assistere alle scempiaggini più assurde, alle irridenti manifestazioni di potere di una classe politica completamente avulsa dal contesto, avulsa da me e dalla mia vita. Vedere l'Italia decadere mi fa troppo male, per questo mollerei.
Mollerei perché non ci credo più, perché non ne posso più delle raccomandazioni, delle caste, di qualunque stampo siano, delle ipocrisie e delle evasioni fiscali, dei rincari della benzina, delle lobby delle assicurazioni, dei concorsi truccati, della camorra e della mafia, dei politici collusi, delle catastrofi naturali annunciate e ancor più catastrofiche a causa degli elementi precedenti.
Non ne posso più dei più furbi, della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e di tutta la pretaglia, sanfedisti, salesiani, suore di clausura, vescovi, laici ammanicati, fondamentalisti cattolici, non ne posso più dell'8 per mille, del papa e di tutti i favoritismi fiscali, sociali e politici che questi persoanggi si portano dietro.
Non ne posso più dei programmi in cui la gente si urla in faccia, dei giornalisti pagati dal potere, dei leccaculo e dei paraculo, dei moralisti davanti e librtini dietro, dei falsi e dei poveri di spirito, ma ricchi di portafoglio, dei tronfi e dei saccenti.
Se all'estero trovassi anche solo il 40% in meno di questa merda, sarei un uomo più felice e meno oppresso, forse sereno.
E allora dopo tutto ciò rimarrebbe solo Berlin Calling, chissà...

03/01/12

Where do I start Where do I begin

"Where do I Begin" Citando così l'omonima canzone dei Chemical Brothers prende il via questo blog.
Perché da qualche parte bisogna pur cominciare, anche senza sapere bene dove.
E così, magari, tra una tazza di tè e una giornata a lavoro, può darsi che mi venga la voglia di cominciare da qui: da me, una tastiera e un blog, senza sapere perché, senza sapere quando esattamente, senza una scadenza programmata, senza un tragitto pianificato.
Ma quando ti viene voglia di cominciare, non resta nient'altro che farlo e seguire il flusso del sentimento che ti spinge: avanti e avanti e ancora avanti...

Sunday morning I'm waking up.
Can't even focus on coffee cup.
Don't even know who's bed I'm in.
Where do I start Where do i begin